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- Sorveglianza 5.1 - 9994/2003 -
L’estintore è uno strumento da utilizzare in caso di incendio, ma attenzione, bisogna avere coscienza di ciò che si sta facendo, altrimenti si rischia di mettere in pericolo se stessi e gli altri; prima di tutto bisogna valutare l’entità del focolaio: l’uso di un estintore su incendi di dimensioni elevate non servirebbe a nulla oltre che ad intasare l’aria senza riuscire a estinguere il focolaio; Evitiamo di citare tutte le possibilità in cui un estintore risulti inutile o dannoso, ricordiamo solo che presso ogni struttura dell’università sono presenti dei dipendenti istruiti per affrontare l’emergenza incendio. Allora quale è lo scopo di questo “prontuario”? Fornire al lavoratore le minime conoscenze per attuare la sorveglianza. La sorveglianza è, secondo la normativa, la prima di quattro fasi successive di manutenzione; è l’unica che viene effettuata dal semplice dipendente, che muovendosi nei locali durante il lavoro, nota una disfunzione nell’estintore e ne da segnalazione a chi di dovere. Per fare questo, il lavoratore non deve frequentare alcun corso, esame o seminario, è necessaria solo una formazione di base sull’estintore, la sua struttura, le sue parti e un minimo di attenzione Gli estintori presenti nelle nostre strutture sono essenzialmente di due tipi: estintori a polvere e a CO2 . Andiamo a conoscere le parti di questi modelli, così da poterli riconoscere e distinguere.
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ESTINTORE A POLVERE
E’ il modello più diffuso nel nostro Ateneo. Costituito da una bombola(1) verniciata interamente in rosso una valvola azionabile dall’impugnatura(2) previa estrazione della spina di sicurezza(3). Alla valvola è collegato un tubo flessibile, la lancia(4), che serve a direzionare il getto della polvere. Sulla valvola si trova un manometro(5), per controllare la pressione interna della bombola, che deve avere sempre la lancetta nel settore verde. Di questi estintori ne potreste trovare anche di molto diversi, per dimensione, marca e forma, ma le cose che accomunano tutti gli estintori a polvere è li rendono distinguibili sono, il colore della bombola, completamente rossa e la presenza del manometro. In alcuni casi è possibile ritrovare alcuni estintori apparentemente simili a quelli a polvere, ma che sono in realtà ad Halon, questi sono fuori normativa ed in attesa di ritiro; La differenza fra i due tipi è il suono che producono se urtati, il modello a polvere da un suono cupo e breve, quelli a halon uno completamente diverso, simili ad una campana squillante. |
ESTINTORE AD ANIDRIDE CARBONICA - CO2
Gli estintori ad anidride carbonica o a CO2 sono meno diffusi, in quanto più specifici. Il finissimo estinguente degli estintori a polvere, potrebbe danneggiare le componenti di talune apparecchiature e si utilizza quindi l’anidride carbonica che non lascia residui di alcun genere. La struttura di questo estintore e relativamente simile al precedente: una bombola(1) contenente la CO2 che svolge il ruolo di estinguente e propellente, una valvola(2), azionabile previa estrazione della spina di sicurezza(3) ed una lancia di getto(4), terminante in questo caso con un cono di erogazione(5). Gli estintori a CO2 non presentano un manometro, in quanto la quantità di gas può essere controllata con una semplice pesatura. Dalla figura si può notare che oltre le differenze già citate, ne esiste una abbastanza palese, la parte superiore della bombola è colorata di grigio, questa marcatura indica il tipo ci gas contenuto all’interno: anidride carbonica
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Ora che le parti principali degli estintori sono note e riconoscibili, bisogna ricordare che la loro semplice presenza non garantisce una giusta funzionalità. Quando vi avvicinate per “sorvegliare” gli estintori, dovete sapere cosa cercare: oltre che la completezza di tutte le sue parti, controllate che siano in buono stato; se riscontrate, crepe o rotture delle parti in plastica e gomma, ossidazione o dissaldature delle parti metalliche, fatelo notare al referente per la sicurezza, lui saprà cosa fare. |
In caso di incendio Abbiamo già detto che in ogni struttura si trovano delle unità di personale già formate da un corso antincendio; abbiamo già detto che se il focolaio si estende troppo l’estintore non è più sufficiente e diventa necessario intervento dei vigili del fuoco. Alla luce di questo, si rende palese il fatto che quando ci si trova dinnanzi un principio di incendio, non sempre si può avere il tempo di chiamare il collega esperto, quindi bisogna intervenire in prima persona con l’estintore. Quello che segue, va visto come un ampliamento delle istruzioni per l’uso che si trovano sull’apparecchio. TOGLIERE LA SPINA DI SICUREZZA Questo che può sembrare un passaggio superfluo è in realtà fondamentale; la spina(1) è bloccata da un sigillo(4), di plastica o metallo, questo è fatto per non far manomettere lo strumento e quindi ha una certa resistenza, è dunque molto importante inserire saldamente un dito nell’apposito occhiello e tirare in maniera decisa, una presa insicura o un movimento non sufficientemente forte possono risultare inutili ed anche dannosi.
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IMPUGNARE LA LANCIA Una volta tolta la spina, bisogna impugnare l’estintore e dirigersi verso il focolaio. Sollevare e tenere l’estintore con la mano sinistra, prendendolo dalla parte inferiore dell’impugnatura(3). Afferrare la punta della lancia con la mano destra in prossimità del foro di erogazione, in modo tale da poter controllare la proiezione del getto. |
PREMERE A FONDO LA LEVA DI COMANDO E DIRIGERE IL GETTO ALLA BASE DELLE FIAMME Una volta impugnato l’estintore avvicinarsi alle fiamme rimanendo sempre a distanza di sicurezza, abbassarsi e premere a fondo la parte superiore dell’impugnatura(2), dirigendo il getto alla base del braciere, producendo un getto quasi orizzontale. Se dirigessimo il getto dall’alto, la forte pressione farebbe salire delle parti incandescenti con pericolo per l’operatore. E’ molto importante coprire tutta la base delle fiamme con il getto, in quanto l’estintore si basa sul principio del soffocamento: il getto satura l’aria attorno alle fiamme facendo diminuire l’ossigeno, senza il quale le fiamme non possono continuare ad ardere e l’incendio si spegne.
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Come si vede nella figura, un getto verticale tende ad allargare le fiamme che così facendo aumentano la loro superficie e possono colpire anche l’operatore. Concludiamo ricordando che con un po’ di calma e buonsenso si possono fronteggiare le piccole emergenze, ma non bisogna mai mettere la propria vita in pericolo, se vi rendete conto di non poter contrastare l’incendio, abbandonate il locale lasciando aperte le finestre, chiudendo le porte dietro di voi e chiamate subito i vigili del fuoco. |
RINGRAZIAMO TUTTI IL BUON PIPPOMONO CHE CI HA SALVATO DAL PERICOLO DI INCENDIO
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